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#DissestoDoloso: i dati sulle alluvioni nelle mappe per SkyTg24.it

Il 3 dicembre 2014 abbiamo pubblicato su SkyTG24 un'inchiesta dedicata al tema del dissesto idrogeologico.

Il 3 dicembre 2014 abbiamo pubblicato su SkyTG24 un’inchiesta dedicata al tema del dissesto idrogeologico. L’inchiesta è composta sostanzialmente di due parti: la prima è un articolo di approfondimento che analizza i dati sul tema; la seconda è una mappa interattiva che visualizza tre tipologie di dati (densità degli eventi di inondazione sul territorio italiano, mortalità delle inondazioni, investimenti infrastrutturali dello Stato suddivisi per regioni e per province).

La mappa

All’interno della mappa (un tool che stiamo sviluppando inter nos e che è disponibile in open source su Github), abbiamo introdotto un sommario descrittivo (attivabile cliccando sul pulsante “I” in alto a destra) con una descrizione dei dati e ovviamente i link alle fonti. Ecco lo schema dei contenuti:

  • Inondazioni in Italia: 1950-2014 – Dal verde (bassa densità ) al rosso (alta densità ), le zone del Paese in cui si sono verificate più inondazioni con danni alle persone (morti, feriti, dispersi e sfollati). Fonte: CNR-IRPI, dati da P. Salvati et al., 2010 aggiornati al 2014.
  • Vittime delle inondazioni: 1964-2013 – Le regioni italiane con il maggior numero di vittime da inondazione rispetto alla popolazione totale (per 100 mila abitanti), con una gradazione di rosso dall’intensità più chiara (bassa mortalità) a quella più scura (alta mortalità). Fonte: CNR-IRPI, dati da P. Salvati et al., 2014.
  • Investimenti per regione e provincia – In gradazioni di verde, gli investimenti per le infrastrutture (da realizzare, in corso di realizzazione o ultimate) per la diminuzione del rischio idrogeologico catalogate dal progetto ReNDiS dell’ISPRA dal 1998. Fonte: ISPRA-ReNDiS.

Le tipologie di mappa utilizzate sono due:

  • La choropleth (o mappa coropletica, italianizzando), che mostra la distribuzione di un dato all’interno di un’area frammentata in vari perimetri (nel nostro caso l’Italia, frammentata in regioni e province). Più info sulla Wikipedia inglese.
  • Una mappa di densità, che mostra le zone in cui più spesso ci sono state inondazioni con un impatto sulla popolazione. Una modalità di visualizzazione abbastanza innovativa nel contesto giornalistico italiano (ma non certo per quello scientifico, dove è largamente usata da anni).

Ma “innovazione” vuol dire soprattutto “sperimentazione”. Soffermiamoci quindi sulla seconda.

La densità delle inondazioni in Italia

mappa-sky

La fonte è CNR-IRPI e i dati sulla mappa sono tratti da un paper (scaricabile qui) nel quale si spiega opportunamente la metodologia utilizzata. La mappa infatti non visualizza il numero di inondazioni per singola area geografica, ma la loro densità per chilometro quadrato. Immaginiamoci lo scenario empirico nel quale si effettuano le rilevazioni: un’alluvione è un fenomeno metereologico e come tale la sua localizzazione è condizionata da innumerevoli fattori. Al di là dunque dell’indicazione di ampie aree geografiche, non è possibile definire con esattezza un geodato puntuale, quanto piuttosto costruire una visione di insieme (appunto, tramite una mappa di densità) di tutte le aree interessate dalle singole alluvioni / inondazioni e misurarne così la stratificazione temporale. Fin qui – semplificando molto – quel che è stato fatto dagli scienziati autori dell’articolo. La mappa andrebbe quindi “vista” nella sua interezza, non in un particolare territorio ristretto.

L’interrogativo che ci siamo posti però è anche stato: quanti utenti capiranno esattamente quali sono i territori di riferimento rispetto ai vari valori di densità? Così abbiamo deciso di usare come sfondo una mappa (un gergo, Tile), che permettesse all’utente finale di capire quale fosse la densità alluvionale del suo territorio di riferimento.

Gli interventi contro il dissesto idrogeologico

La fonte in questo caso è ReNDiS, acronimo che sta per “Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo”, un progetto nato nel 2005 e realizzato dall’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) del Ministero dell’Ambiente. È stato il sito di Italia Sicura a condurci al ReNDiS, mentre cercavamo i dati georeferenziati di tutti i cantieri contro il dissesto idrogeologico in Italia per verificarne lo stato di attuazione. Il governo Renzi sostiene che dal 1998 ad oggi sono stati stanziati, ma non spesi, ben 2 miliardi e quattrocento milioni di euro. Quindi, i ritardi e i disastri italiani non dipendono dai fondi o almeno non solo da quelli.

mappa-sky6Ci siamo chiesti: come si concludono quegli interventi magari annunciati in pompa magna dopo ogni tragedia, proprio come sta avvenendo in queste settimane? La risposta ce l’ha data sempre ReNDiS, che raccoglie in un database (rilasciato in Italian Open Data Licence 2.0) tutti gli interventi infrastrutturali finanziati dallo Stato a partire dal 1998. Dentro ci sono sia i progetti relativi al rischio frane e alluvioni, che quelli per incendi, valanghe e altre calamità, che per il momento non abbiamo preso in considerazione. Stiamo parlando di fondi del Ministero dell’Ambiente, quindi sono esclusi singoli interventi regionali o quelli finanziati dalla Protezione civile, che ha un suo budget per le emergenze. Sulla mappa originale gli interventi sono rappresentati con punti di vari colori: rosso per quelli “in progettazione”, verde “in esecuzione”, blu “conclusi”. Funziona così: il responsabile di un procedimento (un tecnico del Comune o del Commissariato di governo) accede al sito con le proprie credenziali e aggiorna lo stato di realizzazione dell’opera.

Ogni scheda intervento si compone delle informazioni che vengono “aggiornate costantemente”, come ci ha spiegato il responsabile di ReNDiS Pier Luigi Gallozzi. Presto sarà possibile comunicare con il Rup, del quale sarà riportato non solo il nome ma anche un indirizzo di posta elettronica. In questo modo è possibile verificare se i lavori sono stati conclusi e, se sono ancora in corso, in quale punto dell’iter si sono bloccati. Grazie a questi dati, semplicemente calcolando la percentuale di interventi/lotti conclusi sul totale di quelli finanziati dal 1998, abbiamo ricavato il dato del 63% di opere concluse, che in alcune regioni non raggiungono nemmeno il 50%.

I dati… liberati

Dalla mappa è possibile scaricare l’intero archivio geolocalizzato sotto forma di shapefile (pulsante in basso a sinistra). Le schede di dettaglio per interventi e lotti che però si possono raggiungere cliccando sui marker contengono molte più informazioni rispetto al solo shapefile. Per avere un quadro completo abbiamo scaricato l’intero archivio (come detto, rilasciato sotto IODL 2.0) e da oggi è disponibile sul nostro portale open data dati.dataninja.it.

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