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Trovare i dati: fonti principali e spunti

Dati ovunque, ma trovare quelli che servono davvero non è mai facile.

Trovare dati è tutta una questione di abilità di ricerca online e offline, di relazioni con le possibili fonti, di possibilità di accedere a risorse non così pubbliche, di capacità tecniche nel convertire dati grezzi in formati riutilizzabili. Ma soprattutto è una questione di chiarezza negli obiettivi. Quindi la prima cosa da fare è semplice, si tratta di partire sempre da una buona domanda: qual è il tuo obiettivo e quali dati ti servono per perseguirlo?

Dai dati alla domanda o dalla domanda ai dati?

In generale un lavoro di data journalism può prendere il via in due modi:

  • sei interessato a una questione e cerchi i dati che la riguardano e che possano rispondere alle tue domande;
  • hai (o ti ritrovi) tra le mani alcuni dati la cui elaborazione ti può portare a una notizia inattesa.

Posto che hai comunque un’idea di quello che ti serve (argomento, tipologia di dati, precisione richiesta, ecc.), prima di cercare dati nel selvaggio web il passaggio cruciale è limitare il numero di fonti possibili, evitando di fare ricerche generiche su Google inevitabilmente sterminate e quindi inutili. Ciò che conta davvero è avere chiaro un criterio per capire se un dato è utile all’inchiesta oppure no. Perché come giornalista non devi semplicemente cercare dati né ti devi accontentare dei dati che hai già, ma devi cercare quelli che rispondano alle tue domande e che siano affidabili.

La credibilità e l’affidabilità del dato

La credibilità di un dato, indipendentemente dalla forma che assume, dipende fortemente dalla fonte che lo ha prodotto e che lo fornisce. Una tabella trovata in un blog privato ha ben altro valore di una targata Istat. Attento però che un dato credibile può non essere affidabile: anche le migliori fonti possono banalmente sbagliare oppure fornire dati che sono solo stime molto alla buona. Al contrario, anche un osservatorio indipendente poco conosciuto può riportare dati robusti e affidabili su un ambito specifico. L’affidabilità di un dato va dimostrata, leggendo i metodi di ricerca (se sono indicati dalla fonte) o analizzando il dato e confrontandolo con altri. La credibilità invece dipende più da un giudizio sociale o dalla propria esperienza personale ed è utile averla ben presente nella fase iniziale della ricerca.

Tipologie di fonti

La fonte specifica di un dato ha generalmente un nome e un cognome (Ministero dell’Inteno, ActionAid, Comune di Roma, Banca Mondiale, WikiLeaks, ecc.), ma le categorie in cui può essere inquadrata sono relativamente poche. Ecco uno schema di massima.

Schema Fonti Dati

La loro credibilità è anche una questione di fiducia. Ti fidi di più della PA o di un tuo collega? Di un’organizzazione non profit di attivisti o di un’agenzia governativa? Naturalmente verificherai tutti i dati e le informazioni indipendentemente dalla fonte da cui provengono, ma il processo potrebbe essere lungo e faticoso e un criterio a priori è sempre utile per minimizzare il lavoro successivo e renderlo più efficiente. L’esperienza aiuta molto in questa fase, ma può non essere necessariamente la tua: chiedi a chi si è già occupato di una vicenda simile, concentrati sulle fonti già usate da altri, parla con gli operatori del settore che ti interessa.

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