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Voto dopo il tg

La tv e i telegiornali hanno ancora un peso importante nel formare l’opinione pubblica e indirizzarne il voto? La presenza dei partiti politici nei telegiornali – calcolata dall’Autorità di garanzia per le comunicazioni – è triplicata dal 2009 al 2013, tre anni in cui si sono svolte le ultime tre principali consultazioni elettorali. L’ultima tornata, però, quella del 2013 ha lanciato un movimento, il 5 stelle, che ha fatto della sua avversione al “quarto potere” un cavallo di battaglia, capitalizzando al meglio e come nessun altro partito aveva fatto finora la sua assenza dai palinsesti televisivi e dai servizi nei tg.

Facendo un passo indietro al 2009, anno in cui il 6 e il 7 giugno si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, si nota che la presenza complessiva dei partiti nei telegiornali delle reti Rai, Mediaset, La7 e SkyTg24, raggiungeva quota 499 ore, appena un terzo del dato registrato nel 2013, anno in cui si sono tenute le elezioni Politiche. I primi segnali dello squilibrio tra presenza istituzionale e partitica nei tg erano emersi già nel 2009, anno delle elezioni regionali (28 e 29 marzo). Negli otto telegiornali di riferimento i partiti avevano occupato 746 ore di tempo d’antenna, negli otto telegiornali di riferimento. L’ultima rilevazione, relativa al 2013, anno delle elezioni Politiche del 27-28 febbraio, i partiti sono stati presenti per 1557 ore.

Il rapporto tra le presenze istituzionali (Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica, Governo, Presidenti di Camera e Senato, Istituzioni Europee) e quelle puramente politiche si è ribaltato in questo periodo. Se nel 2009 il Pdl, il Pd e gli altri ‘occupavano’ solo il 40% degli spazi, lasciando alle istituzioni il restante 60%, l’anno successivo si era già completato il sorpasso: 55,2 contro 44,8%.

Infine, nel 2013 la presenza dei partiti nei tg è salita al 68% rispetto ai rappresentanti delle istituzioni.

Funziona la discesa in campo del presidente del Consiglio in persona. È accaduto in occasione delle europee del 2009, quando il premier Silvio Berlusconi si mantenne costantemente oltre il 20% degli spazi dedicati alle istituzioni nei tg. Il risultato elettorale, poi, premiò il Popolo della Libertà. Quando il premier è stato meno presente, la sua lista o la sua coalizione ne hanno risentito alle urne. Alle Regionali del 2010, infatti, il minore spazio a Berlusconi si tradusse con una perdita di consensi per il Pdl, a vantaggio sia di liste regionali che della stessa alleata Lega Nord. Elezioni Politiche 2013, altro caso di presidente del Consiglio poco presente nei tg: Mario Monti, ormai dimissionario, nei due mesi precedenti al voto di fine febbraio non superò il 4% dei tempi di antenna dei tg. Le sue liste, che invece a livello politico ebbero una consistente esposizione mediatica (22% tra tutti i partiti nei tg), alle urne incassarono meno della metà di questo valore.

Quando il premier è in campo – ed è assicurata la stabilità politica – il suo partito di riferimento ne guadagna alle elezioni. Per avventurarsi in una previsione sulle Europee del 2014 sarebbe necessario analizzare i dati del passato su queste stesse consultazioni. Il dato delle ultime settimane di rilevazione dell’Agcom è che l’ex sindaco di Firenze è intorno al 23% di presenza istituzionale nei tg, ben sopra il suo predecessore Enrico Letta.

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